LO ZIO UMBERTO, I COLDPLAY E MADRID

Lo Zio Umberto è sempre stato un grande viaggiatore, ha percorso in lungo e in largo la sua Italia, l'Europa e il Mondo. Sempre in cerca di avventure.

Sempre alla scoperta di nuove emozioni. Come quella volta che, non più giovanissimo, ma sempre innamorato della musica, volò fino a Madrid con il compare Mauro per sentire i Coldplay.

Lo Zio Umberto impazziva per le loro canzoni, le conosceva tutte a memoria e, sebbene non fosse poi tanto intonato- neanche lo Zio Umberto è perfetto!- le cantava e le ricantava ad ogni karaoke, mentre era alla guida del suo maggiolino colorato e sotto la doccia per la gioia dei suoi vicini di casa. Il cd dei Coldplay a tutta manetta e via per le strade di Melendugno!

Un giorno, ascoltando la radio, lo Zio Umberto sentì che i Coldplay si sarebbero esibiti a Madrid in un mega concerto di quelli che si ricordano per tutta la vita. Poteva mancare? Certo che no!

Chiamò subito il compare Mauro, amico giramondo, e gli fece la proposta: due biglietti per il concerto, due per il volo andata e ritorno Bari-Madrid e una camera sulla Gran Via, tutto da acquistare velocemente prima del sold out!

Il compare Mauro non se lo fece ripetere due volte e, in pochi minuti, smanettando veloce come un lampo nel cielo di marzo, lo Zio Umberto aveva prenotato on line il tutto. On line? Si chiederà qualcuno. Certo! Lo Zio Umberto, a dispetto dei secoli che si portava sulle spalle, era in continua evoluzione, al passo coi tempi come pochi e, dall'avvento del computer in poi, aveva seguito con passione e profondo interesse tutti i progressi dell'informatica, diventando un esperto di marketing, un buon gestore di rete e un idolo dei social media!

Ma torniamo ai Coldplay e al viaggio a Madrid.

Lo Zio Umberto era felice come un bambino al suo terzo gelato del giorno e il compare Mauro non era da meno, mentre gli insegnava qualche parola in più di inglese.

"Compà ca alla Spagna imu scire, no in Inghilterra1!", diceva lo Zio Umberto quando era stanco delle ripetizioni forzate cui lo sottoponeva, davanti a un Crodino in ghiaccio, il buon vecchio compare Mauro.

"Umbè non essere antico! Parlare inglese è cool ovunque! Facilita la comunication! E poi l'inglese sacciu2! In spagnolo solo hola e cerveza3 sacciu dire!", sentenziava compare Mauro a ogni sbuffo dello Zio Umberto mal nascosto sotto il folto baffo.

Passarono le settimane e il momento tanto atteso arrivò: due ore e mezza di volo e olè, eccola lì Madrid con la sua gente sorridente e caliente, i suoi musei, i suoi palazzi e il meraviglioso parco del Retiro. Mauro e Umberto passarono la mattina in giro sulla Gran Via, pranzarono con un'ottima paella e poi, nel pomeriggio fecero un giro a Plaza Mayor e la Huertas prima di rientrare in camera e prepararsi per il grande evento.

Jeans griffati, giubbino in pelle e capelli pettinati col gel: pronti per il concerto, non prima di aver travasato in una bottiglia di plastica il Crodino che lo Zio Umberto aveva abilmente imbarcato spacciandolo per bagnoschiuma nei contenitori da viaggio per paura che all'estero avrebbe dovuto tradirlo con un analcolico anonimo o con una cerveza di troppo.

Il concerto fu da brivido: lo Zio Umberto le cantava tutte in un inglese perfetto con lo stupore di compare Mauro che, per insegnargli due parole per far conversazione, aveva sudato sette camicie e forse anche più.

In my place, Yellow, Paradise: lo Zio Umberto le conosceva tutte e col suo vocione sembrava guidare tutta la folla, fiero con lo sguardo profondo e il baffo al vento.

Uno spettacolo, anzi due: quello sul palco e quello sotto animato dallo Zio Umberto, direttore di pubblico per una notte.

Alla fine del concerto, sottobraccio a compare Mauro, lo Zio Umberto si unì alla movida madrilena, si sedette in un locale alla moda con l'amico e mangiò tortillas e tapas fin quasi a scoppiare.

La notte passò in strada allegramente, con lo Zio Umberto e compare Mauro impegnati in cori improvvisati con i passanti, complici l'euforia per il concerto e le birre che dovette sostituire al Crodino ormai finito.

Tornati in hotel non si capì mai a che ora, crollati sul letto senza svestirsi e toglier le coperte, i due dormirono fino alle dieci del mattino e, una volta svegli, con una voglia di churros e cioccolata esagerate, corsero in strada per far colazione con questa bomba calorica e poi andar al Reina Sofia per vedere la Guernica: lo Zio Umberto ci teneva molto, prima di ripartire, a vedere almeno l'opera di Picasso che per molti vale il viaggio a Madrid.

Churros ingoiati in fretta al parco del Retiro, baffo pulito dalle gocce di cioccolata e dai granelli di zucchero, lo Zio Umberto insieme al suo compare era pronto per attraversare il parco e giungere al Museo: una bella passeggiata nel verde, un saluto all'angelo caduto ed eccoli pronti a entrare in questo luogo d'arte moderna, tutto installazioni ricercate e ascensori di vetro, con tante sale da scoprire. La visita non fu approfondita: c'era un volo di ritorno ad attenderli la sera. Però sbirciando nelle sale lo Zio Umberto ebbe grande soddisfazione e un'emozione forte davanti alla Guernica: quel quadro spiegava le atrocità della guerra meglio di qualsiasi libro di storia.

Picasso ci aveva preso in pieno!

Con il quadro ancora negli occhi e qualche souvenir preso al volo nelle mani, lo Zio Umberto si incamminò verso la metro per tornare in hotel e recuperare le sue cose, con tanti ricordi nel cuore e una bella storia spagnola da raccontare agli amici al suo ritorno a Melendugno.

Madrid aveva fatto centro nel cuore dello Zio Umberto!