LO ZIO UMBERTO, SANT'UMBERTO
Il mondo è pieno di figure leggendarie, di eroi coraggiosi, di comandanti fieri ognuno con le sue caratteristiche, i suoi superpoteri, i suoi ideali. Bene, tra i tanti superuomini raccontati dalla letteratura e dalla tradizione, un posto speciale lo merita lo Zio Umberto di Melendugno, famoso per il suo baffo da saggio e il radioso sorriso che ci viveva, sornione, sotto.
Non un martire, non un condottiero, ma un estimatore della sua terra e un difensore di ogni valore che, da sempre, rende splendido e unico il Salento. Amico, amante, padre, imprenditore, artista, artigiano: queste e tante altre le facce del poliedrico Zio Umberto, un uomo comune e geniale al contempo, che ha vissuto tra la gente del suo paese trovando in esso la gloria, senza fuggire lontano in luoghi più confortevoli e pieni di opportunità.
Se San Niceta è il santo patrono della tradizione melendugnese, Umberto Bruno è senza dubbio il beato della quotidianità, dei caffè al bar, dei progetti di ogni imprenditoria e mestiere e a lui va la devozione, non solo degli abitanti della città del miele e delle sue marine, ma di tutte le comunità del tacco d'Italia e, forse, anche di tante altre oltre penisola che ne hanno conosciuto le imprese.
A questo punto vi starete domandando, o voi che non avete avuto il privilegio di sentire dai nonni il racconto delle sue gesta da bambini, ma chi era Umberto Bruno? Qual è la storia del mitico Zio Umberto? Ecco, aprite bene le orecchie e il cuore: questa è la sua storia.

Lo zio Umberto non è stato sempre zio e baffuto, i vecchi del secolo scorso lo ricordano bambino, della sua infanzia resta qualche sbiadita testimonianza.
Nato nel 1881, in casa sul tavolo della cucina accanto al camino come avveniva in un tempo non molto lontano, Umberto sorrise subito alla vita, muovendo le mani al ritmo del battito del cuore di sua madre che lo teneva stretto a sè per riconoscere i suoi occhi nel suo sguardo.
Mangiava tanto, dormiva bene e, più cresceva, più era curioso di conoscere tutto ciò che lo circondava. Si narra che passò molto presto dai gattoni alle corse in campagna, sotto gli ulivi e che già a tre anni Umberto conosceva i numeri fino a un milione e nuotava come un pesce.
Amava succhiare i pettini pieni di miele che gli regalava il nonno, giocava a calcetto con i ragazzi più grandi nelle piazzette di periferia o nei campi improvvisati nei vicoli ciechi o sul lungomare, costruiva aquiloni con i giornali vecchi che gli regalava il barbiere di fiducia del quartiere.
Umberto è stato un ragazzino felice e impegnato, ha conosciuto il benessere del boom economico dell'imprenditoria salentina e la povertà dignitosa della periferia, giocava con i figli dei padroni e con quelli della gente a servizio senza distinzione.
Crescendo maturava sempre più l'amore per il suo paesino, correva in bici da Melendugno a Borgagne, da Torre Specchia a San Foca, da Torre dell'Orso a Sant'Andrea e osservava le case e il mare, le piazze e le spiagge immaginando di creare qualcosa che desse valore a tanta bellezza.
In ogni luogo vedeva la possibilità di un progetto agricolo, artigianale, artistico, edile, tessile.
Ogni settore produttivo lo affascinava, il cervello era sempre in produzione, anche quando Umberto, come ogni ragazzo, sembrava lontano, perso nei suoi drink o nelle sue fumate con gli amici. Anzi, forse di più in quei momenti di divertimento si spremeva le meningi, perchè la grande sfida lanciata a se stesso era far della festa un bussiness, della moda un guadagno, della movida una cultura.
Oltre alla spensieratezza e alla creatività, i giorni di Umberto incrociarono quelli delle guerre che al Sud, più che morti e bombardamenti, portarono fame e miseria, degrado e umiliazione. Le guerre mondiali hanno segnato la sua esistenza, lo hanno visto al fronte durante il primo conflitto e disertore durante il secondo, in un periodo che ai suoi occhi era apparso subito come l'annientamento dell'uomo per mano di un altro uomo, la disumanizzazione. Proprio negli anni di questo conflitto, scappando di furnieddhu in furnieddhu, di zona in zona non per codardia ma per ribellione, maturò in Umberto il desiderio di riscatto, di migliorare il mondo, di inventare prospettive nuove. Scampato alle guerre, messo in ginocchio come tutti dagli anni sanguinari di lotta che avevano raso al suolo case e raccolti, dopo i brevi istanti di felicità per la libertà e la pace, si ritrovò a combattere con la precarietà, con la terribile impressione che il lavoro fosse possibile solo nelle fabbriche del Nord. Voleva trovare il modo di ricominciare a casa sua, doveva rimettere in moto il cervello; con il corpo e l'anima fiaccati dalle lotte prima e dalla latitanza poi ricominciò a pensare e lentamente si rimise in piedi, inventò, progettò, sperò.
Umberto aveva un sogno: liberare il meridione- almeno il suo- dalle catene della disoccupazione e della migranza. Un lavoro e un amore per tutti a pochi passi dalla masseria in centro, quella che oggi ha lasciato il posto al centro commerciale, o a Roca, o al massimo nella lunghezza della provincia di Lecce, non perchè non gli interessasse conoscere il mondo, ma perchè credeva che il viaggio non deve essere sacrificio per portare il pane a casa, ma vacanza per rilassarsi e scoprire le peculiarità di ogni posto visitato.
Umberto era un sostenitore del turismo, da portare in Puglia e da rendere possibile per ogni pugliese durante le feste comandate, credeva che viaggiare per imparare cose nuove o assaggiare nuove pietanze fosse movimento buono e costruttivo, mentre chiudersi nei ghetti dei lavoratori stranieri partiti in cerca di ricchezza con turni massacranti e condizioni igieniche precarie fosse la fine dell'umanità. Umberto è diventato adulto col pallino dello sviluppo locale, dell'ideazione di un marchio di qualità e garanzia per un prodotto che non è solo materia, ma soprattutto stile di vita.
Tra una dance hall e una grigliata in spiaggia, un inverno in villa a corteggiare la ragazza che per prima gli fa girare la testa e un panino e birra dal paninaro di fiducia, Umberto diventa uomo, investe, realizza, ama e diviene, lentamente, l'amico di tutti lo Zio melendugnese per eccellenza.
Non ancora in odor di miracoli, ma già impegnato nel dar lavoro, a poco più di vent'anni realizzò qualcosa di spettacolare.