Il giorno dell'arrivo.Il primo impatto con Didcot.

Buongiorno a Tutti e benvenuti su questo blog.
Circa un mese prima, appresi che il 7 settembre sarei partito per l'Inghilterra precisamente per Didcot. Non avevo tanto chiaro in mente dove stavo andando, ma avevo voglia di cambiare aria, di mettermi ancora una volta in gioco. Quella mattina preparai gli ultimi bagagli cercando di non dimenticare nulla, feci gli ultimi accorati saluti, ma con il cuore pieno di aspettative. Salutai mia figlia, mia madre, mio padre, mia sorella, mio fratello e ogni persona a me cara che quella mattina ebbi la possibilità di incontrare. Salutai ovviamente anche il mio Brown, il cagnolino con il quale avevo passato un'estate meravigliosa. Lo abbracciai, lo strinsi forte a me, ma poi dovetti salire in macchina perché mio padre mi accompagnava all’aeroporto di Brindisi per il volo delle 14,30. In aeroporto, salutai papà, feci i vari passaggi di rito al check in, poi, salì sull'aereo che alle 15.30 effettuò il decollo. Durante il viaggio, purtroppo, non trovai qualcuno per scambiare qualche parola, ma dopo circa due ore mi ritrovai catapultato a “London Stansted”, l'aeroporto Britannico più frequentato o tra i più importanti. È qui che ebbero inizio le mie vicissitudini in terra britannica. Mi sentivo perso, conoscevo poco l’inglese e mi diressi presso il ritiro bagagli, dove fortunatamente trovai subito i miei. Ritirati non rimaneva che dirigermi alla volta di Londra per poi raggiungere Didcot. Non sapevo se prendere il treno o il bus. Ero bloccato, soprattutto, a causa del mio mediocre inglese che, purtroppo, non avevo mai perfezionato. La fortuna volle, però, farmi incontrare Mirko, un pugliese molto gentile e simpatico che non solo mi tenne compagnia per un bel po' di tragitto, ma mi aiutò anche a prendere delle decisioni sul da farsi.
Decisi così con il suo aiuto di prendere il Bus “National Express” che ci avrebbe portato a Londra. Chiacchierammo un bel po' sul bus, poi giunse il momento in cui Mirko sarebbe dovuto scendere. Mi aveva avvertito precedentemente che sarebbe sceso due fermate prima di me. Ci salutammo dopo averlo ringraziato di cuore per la disponibilità. Io scesi, invece, a Baker Street. Arrivai all'Underground: la famosissima Underground. Dovevo andare in direzione Paddington. Salii e, una volta giunto a destinazione, uscito dal “tubo”, mi ritrovai nella bella stazione ferroviaria di Paddington. Incontrai alcuni stuart e, con il mio fare, cercai di far comprendere loro ciò che tentavo in ogni modo di spiegare. Alla fine mi aiutarono a fare il ticket ad una biglietteria automatica. Dopo un'attesa di circa un quarto d'ora o poco più, il treno partì e dopo circa 40 minuti arrivai a Didcot. Alla stazione vennero a prelevarmi due amici. Erano ormai le 10.30; facemmo una cenetta e poi mi condussero in quella che sarebbe stata la mia nuova dimora: una casetta con tetto spiovente; una camera bellissima, con servizi, una mansarda al secondo piano, "fighissima" che dà sulla via principale della città. Salutai, felice, i miei accompagnatori e così andai a dormire. Ebbi proprio fortuna a fare conoscenza con Mirko, quel simpatico ragazzo, incontrato in aeroporto. Se non l'avessi conosciuto, molto probabilmente, sarei arrivato il giorno dopo.

Grazie per aver visitato questo blog (un'emozione per me) e per aver letto la mia storia. Se ti piace, lascia un commento mi aiuterà a migliorare. Pubblicherò anche la traduzione così forse correggerai i miei errori perché è da lì che impari tutto nella vita.

Con amore ❤

Zio Umberto

The day of Arrival
The first impact with Didcot

Hello everyone and welcome to this blog.
About a month earlier, I learned that on September 7th I was going to England, Didcot precisely. I didn't know where I was going, but I wanted to change, to get involved once again. That morning I packed the last bags trying not to forget anything. I made my last greetings, but with a heart full of expectations. I greeted my daughter, my mother, my father, my sister, my brother and every person dear to me that I had the opportunity to meet that morning. Of course I also greeted my Brown, the little dog with whom I had spent a wonderful summer. I hugged him thightly, but then I had to get into the car because my father was taking me to Brindisi airport for my flight. At the airport, I said goodbye to my father, made the various steps required to check in, then boarded the plane which took off at 3.30 pm. During the journey, unfortunately, I did not find someone to exchange few words, but after about two hours I found myself catapulted to “London Stansted”, the busiest or most important British airport. This is where my vicissitudes on British land began. I felt lost, I knew little English and went to the baggage claim, where fortunately I found mine immediately. Retired, all that remained was to head for London and then to reach Didcot. I didn't know whether to take the train or the bus. I was stuck, above all, due to my poor English which, unfortunately, I had never improved. Luckily i met Mirko, a very kind and nice Apulian boy who kept me company for a long time, but also helped me make decisions about what to do.
So I decided with his help to take the "National Express" bus that would take us to London. We chatted a lot on the bus, then the time came when Mirko should have got off. He had warned me earlier that he would get off two stops before me. We said goodbye after thanking him heartily for his kindness. Instead, I got off at Baker Street. I arrived at the Underground: the very famous Underground. I had to go towards Paddington. I went up and, once I arrived at my destination, out of the “tube”, I found myself in the beautiful Paddington railway station. I met some stuarts and, i tried to make them understand what I was trying in every way to explain my problem. Eventually they helped me get the ticket at an automatic ticket machine. After a wait of about a quarter of an hour or so, the train left and after about 40 minutes I arrived in Didcot. Two friends came to pick me up at the station. It was now 10.30; we had dinner and then they took me to my new home: a small house with a sloping roof; a beautiful room, with bathroom, an attic on the second floor, "very cool" overlooking the main street of the city. I happily greeted my friends and so I went to sleep. I was very lucky to meet Mirko, that nice guy I met at the airport. If I hadn't met him, most likely, I would have arrived the next day.

Thank you for visiting this blog (an emotion for me) and for reading my story. If you like it, leave a comment it will help me improve. I will also publish the translation so maybe you will correct my mistakes because it is from there that you learn everything in life.

With love ❤

Uncle Umberto

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