Sembra che il toponimo “Melendugno” possa derivare dall’assonanza con la parola “miele” in dialetto “mele” che era prodotto in gran quantità nelle campagne melendugnesi.

Non so se sia vero ma, sicuramente, uno dei dolci salentini più diffusi per le feste natalizie, sono i calangi e i porceddruzzi conditi con abbondante miele invece che con il vincotto come in altre parti della Puglia più legate alla tradizione vinicola.

Sono necessari:

  • 1.5 kg di farina
  • 1 tazzina d’olio d’oliva
  • 1 uovo
  • vino biano secco
  • 1 cucchiaio di zucchero
  • spremuta di mandarino q.b. per impastare
  • pinoli, pallini di zucchero o scaglie di cioccolato per guarnire.

Impastare la farina, rigorosamente a mano, con l’olio di oliva, leggermente scaldato. Unire la tazzina di vino bianco secco a temperatura ambiente e continuare ad impastare con aggiunta di spremuta di mandarino q.b. fino a quando l’impasto non è diventato liscio e compatto.

Si copre l’impasto con un canovaccio di cotone e si lascia riposare per 40 minuti.

Dalla massa si staccano dei pezzi e si lavorano con il matterello fino a fare una sfoglia molto sottile, da cui dipende la qualità finale del dolce; con la rotella zigrinata si tagliano delle striscie larghe circa tre centimetri, si piegano ad U e si utilizzano per preparare delle rose e dei piccoli cestini (i porceddrhuzzi) e tutto quello che la vostra fantasia vi suggerisce.

Dopo aver fatto riposare i dolci preparati per 4-5 ore, si friggono in padella con olio di oliva extravergine, girandole per farle dorare.

Una volta fritti i calangi vengono ricoperti con il miele e decorati con con pallini colorati di zucchero e pinoli, ma si possono aggiungere anche anesini, mandorle tostate e tritate, cannella, cioccolato fondente