Melendugno non era poi così lontana da Calimera, e non lo è neanche oggi. In fin dei conti una manciata di chilometri gli amici dello zio Umberto li facevano in bici. Per lui, invece, che aveva a disposizione auto, moto e Vespa, il problema non si poneva affatto.
Un giorno d’estate lo zio Umberto pensò di rifugiarsi dalla calura di luglio tra gli alberi d’ulivo di una sua campagna a metà strada tra Melendugno e Calimera. Arrivò con la sua Panda, scaricò un’amaca che legò tra due alberi, e vi si sdraiò all’ombra con il dolce sottofondo del cinguettio degli uccelli.
Tutto bello e rilassante, ma si sa, quando fa caldo la sete avanza.
Si voltò in ogni senso, ma non vedeva altro che alberi e qualche fiore qua e là. C’era un pozzo poco più avanti, ma era chiuso da anni, e forse anche inaridito.
«E mo che faccio?» - disse ad alta voce. Nessuna soluzione sembrava possibile.
Mentre borbottava e malediva l’aver dimenticato una bottiglia d’acqua, si volse al cielo: «Signore, dritta o storta mandami ’na botta».
D’un tratto con la su ape arrivò compare Antonio: «Umberto, tutto apposto?»
«Macché tutto apposto, ho una sete e ho dimenticato l’acqua»
«E dove sta il problema? Mo calmati che ti fa male al cuore… Ci penso io».
Compare Antonio entrò nell’ape e scaricò un frigorifero da viaggio. c’era dentro di tutto… Anche la famosa Gassosa Chiurazzi…
Zio Umberto ne aveva sentito parlare, ma non l’aveva mai bevuta… Ma una volta provata si sentì in paradiso.
«Allora?» - chiese compare Antonio - «come è?»
«Com’è? La fine del mondo» - rispose zio Umberto
«Hai visto? Ti sei calmato così non rischi un infarto»
«La verità Antonio – disse zio Umberto – la soluzione per quando ti incazzi è la gassosa Chiurazzi».
Risero alla battuta e bevvero… bevvero ancora… insieme, come due ragazzi con in mano la Chiurazzi.