LE CHIACCCHIERE DELLO ZIO UMBERTO
Che lo Zio Umberto ami le feste e sia un gran buongustaio è ormai risaputo, ma che il Carnevale sia una delle sue feste preferite non tutti lo ricordano. Lo Zio Umberto, fin da bambino, amava mascherarsi con i suoi amici e correre per le vie di Melendugno inventandosi le sfilate che aveva letto nei libri su Venezia e, più tardi, cercando di riproporre in paese i carri e le maschere che aveva visto nei suoi viaggi a Venezia, Viareggio, Napoli e Putignano. Il Carnevale lo rendeva felice e il sapore delle chiacchiere lo deliziava. Sì, perchè fu proprio lo Zio Umberto a portare per la prima volta le chiacchiere, dolce di origine forse romana forse napoletana, sulle tavole salentine.

Le chiacchiere...che bel nome: ecco cosa pensò lo Zio Umbero quando chiese come si chiamassero in una pasticceria del centro-nord Italia, mordendone una che subito gli imbiancò i baffi. La mente corse subito al famoso detto "Nella bocca della vacca le chiacchiere sono assai" e al chiacchiericcio un po' pettegolo un po' solidale delle commari di Borgagne e dei "chiazzaluri" melendugnesi. Mangiò un chilo di dolci per carpirne la ricetta e, dopo quella piacevole indigestione, senza domandare a nessuno la ricetta, capì come produrle e ne impastò e frisse quintalate delle migliori del mondo, per la gioia di grandi e bambini. Lo Zio Umberto aveva reso, almeno per i giorni grassi del Carnevale, dolci le chiacchiere, non sollo quelle delle "guantiere", ma "puru quiddhe de li cristiani"! 


E siccome lo Zio Umberto non è geloso, ma dispensa miracoli, amore e tradizione ha fatto sì che la sua ricetta arrivasse fino a noi, ce l'ha messa a disposizione
Ingredienti per un assaggino di chiacchiere dello Zio Umberto:
1/2 Kg di farina, meglio se del mulino più vicino;
1 cucchiaio di lievito in polvere della putea della Cia;
3 uova, preferibilmente quelle fresche della cummare Uccia;
buccia grattuggiata di 1/2 limone del giardino di Teta;
2 cucchiai di succo di limone (se Teta li ha finiti, chiedili alla commare Donata);
100 g di zucchero bianco, fino e saporito della putea della Margherita;
125 g di burro, se mesciu Totu non ha munto la vacca, vai alla putea della Cia o della Margherita;
1 l di olio (per friggere) se l'annata è buona d'oliva, altrimenti meh sia, usalo di semi;
40 g di zucchero a velo (per guarnire) puoi pure macinare lo zucchero per ottenerlo.
Preparazione come la faceva lo Zio Umberto: mescolate la farina (meno un cucchiaio) con il lievito. Mettetela sulla spianatoia a fontana e nel mezzo aggiungete le 3 uova della Uccia, la buccia (grattuggiata, sapete? None sana!) del limone di Teta e il succo di limone di Donata, preferibilmente spremuto a mano. Spargetevi lo zucchero e il burro a fiocchetti.

Lavorate l'impasto fin quando sarà omogeneo: lo Zio Umberto lo maneggiava e rimaneggiava per renderlo più uguale, con gli ingredienti uniti-uniti. Spolverizzate la spianatoia con il cucchiaio di farina messo da parte e stendete la pasta con un mattarello per ottenere una sfoglia sottile. Con una rotella tagliatela in strisce rettangolari e fate nel mezzo di ciascuna un taglio più corto della loro lunghezza. Introducete una delle estremità nel taglio e tirate la pasta in modo da formare una specie di nodino. Scaldate l'olio in una grande padella, buttate dentro le chiacchiere e fatele dorare per cinque minuti. Levatele dal recipiente, fate scolare l'unto di cottura e spolverizzate con lo zucchero a velo.
Mangiatele in gran quantità con gli amici, ridendo e scherzando tutti insieme che lo Zio Umberto vi guarda da lassù ed è bello rendergli onore tramandando la sua ricetta!