LA PANDA DELLO ZIO UMBERTO

Lo Zio Umberto è sempre stato un grande viaggiatore e un estimatore dei mezzi di trasporto comodi: bicicletta con sellino di piuma d'oca, Vespa con sellone spazioso e automobili di ogni tipo, di lusso per le grandi occasioni e furgonate per i suoi tanti commerci.

Tutti sanno che, però, l'auto preferita dello Zio Umberto era la sua mitica Panda, compagna di mille avventure, con tanti chilometri macinati sulle strade di Melendugno e provincia.

Lo Zio Umberto adorava il piccolo abitacolo della sua pandina, i sedili impregnati del fumo delle sue sigarette speciali e degli odori della terra che coltivava con passione, lo stereo estraibile che spesso faceva contatto e lo abbandonava sul più bello costringendolo a uno stonato canto a cappella delle sue musiche preferite, i tergicristalli sempre sporchi di salsedine o pollini di primavera che a ogni movimento disegnavano arcobaleni di polvere sul vetro anzichè pulirlo.

Malgrado potesse passare da una comoda utilitaria ad una fiammante Ferrari con uno schiocco di dita, nonostante il suo garage fosse pieno di vetture, non c'era giorno che non uscisse, anche solo per una scappata a San Foca, con la sua mitica Panda in cerca di avventure...o più spesso di guai.

Lo Zio Umberto adorava il rombo di quella marmitta, soprattutto quando col tempo era scassata e penzolante, quel rumore era la colonna sonora dei suoi spostamenti a breve raggio e la melodia che accompagnava la fase successiva a quella rocambolesca dello "cchiappare". La sua super Panda tre porte, infatti, era la prova d'amore più grande che chiedeva alle sue tante conquiste: lo Zio Umberto dopo che con fare galante seduceva una delle tante ragazze che pendevano dai suoi baffi, sorseggiando con loro un Crodino al bar del centro o un'Africana in riva al mare, era solito salutare la preda fingendo un impegno improvviso e dare un appuntamento per la sera successiva.

Inutile dire che la fanciulla di turno faceva di tutto per essere bellissima, si agghindava con trucco accattivante e gioielli lucenti, scollatura più o meno provocante a seconda dell'epoca della conquista- non dimentichiamo che lo Zio Umberto ha iniziato molto presto, agli albori del secolo scorso- la sua carriera da playboy- e poi aspettava dietro il vetro della finestra che dava sulla strada l'arrivo del suo principe azzurro baffuto, immaginandolo a cavallo di un bolide fiammante.

Ogni attesa era per lo Zio Umberto enigma: "Chissà se sta piccinna sale sulla Panda o fa la lliciusa1! Chissà la faccia che farà al rombo della mia Pandina e alla vista della carrozzeria ammaccata!"

Con queste domande che frullavano in testa e il sorriso sotto i baffi, ogni volta lo Zio Umberto si recava agli appuntamenti con una buffa allegria nel cuore. E ogni volta era un siparietto: c'era la ragazza che non usciva proprio di casa dopo aver sbirciato la strana auto da dietro le tende, quella che si affacciava appena sull'uscio e diceva che la madre non le aveva dato il permesso di uscire, quella sfacciata che gli gridava a muso duro che non sarebbe mai salita su un catorcio del genere e, raramente, quella che ridendo lo prendeva sottobraccio e gli chiedeva di portare a mangiare un gelato a mare, sempre ammesso che quella Panda ce l'avrebbe fatta a portarli a destinazione.

Lo Zio Umberto, mai deluso dalle rinunciatarie alle quali faceva schiattu2 i giorni a seguire facendosi vedere nei giorni successivi a bordo di un macchinone preferibilmente in dolce compagnia, era ben contento di portare in giro sulla sua Panda le più audaci. Era una prova d'amore di non poco conto decidere di andare con lo Zio Umberto a destra e a manca in quell'auto sporca e scassata in cerca di lucciole, scambiandosi coccole e ribaltando i sedili in pineta per far l'amore con i rizieddhi3 che graffiano la schiena e l'odor di fumo che riempie i polmoni.

Ogni donna intrepida che, senza puzza sotto il naso, era salita con lo Zio Umberto sulla sua Pandina esi era fatta scarrozzare per Melendugno e dintorni aveva lasciato in lui un ricordo felice e una storia degna di essere ricordata. Non una sveltina, ma un legame che, in ogni caso, sarebbe potuto essere di lunga durata perché non era facile salire su quell'auto senza farsi il segno della croce per paura di non arrivare alla meta o saltare fuori dall'abitacolo dalle portiere poco ermetiche.

Lo Zio Umberto teneva in gran considerazione le ragazze che, prima del suo genio e della sua ricchezza, avevano apprezzato la semplicità della sua Panda e con ognuna aveva mantenuto buoni rapporti dopo che ci si era detti addio senza rancore, ma con leggerezza.

Le ragazze della Panda, infatti, oltre a un cuore puro avevano lo sguardo di chi sa guardare lontano e l'intelligenza di capire che lo Zio Umberto non aveva la testa di star dietro a una donna sola e, forse, se un unico grande amore poteva avere era quello per la sua Panda dal motore indistruttibile e i tanti bozzi sulla fiancata.