COME NASCE IL MOJITO DELLO ZIO UMBERTO

Lo Zio Umberto era un grande agricoltore, amava la terra come pochi, però una volta con la menta la situazione gli sfuggì di mano e dovette correre ai ripari.

Cosa successe? Una storia da non crederci!

Lo Zio Umberto, grande estimatore delle spezie mediterranee, aveva piantato nell'aiuola grande del suo giardino tutti gli odori per la sua ottima cucina, proprio sotto l'albero di alloro: basilico, erba cipollina, salvia, rosmarino, prezzemolo e menta. Le piantine crescevano belle e rigogliose nell'orto domestico dello Zio Umberto ed esaltavano i piatti con il loro profumo e il loro sapore.

Lo Zio Umberto le innaffiava contento ed era assai felice di regalarne qualche foglia o rametto agli amici che avevano bisogno di un po' di prezzemolo per la pepata di cozze o di salvia per insaporire gli gnocchi col burro. Purtoppo la gioia non durò molto perchè una stagione anomala bruciò tutte le piante dello Zio Umberto. Quello spazio di un verde dalle mille tonalità era ora brullo: persino l'albero di alloro aveva perso quasi tutte le sue foglie e raggrinzito i suoi rami. Solo qualche ramo secco di menta si vedeva spuntar, nero, dalla terra.

Lo Zio Umberto, in preda alla disperazione, con dei vigorosi colpi di zappa rivoltò tutta la terra per distruggere i rami secchi di salvia, menta e peperoncino, rinunciando da quel giorno a ripiantare le spezie che così tristemente lo avevano abbandonato. Non uscì nemmeno più a controllare se qualche germoglio avesse vinto la battaglia contro le intemperie.

Lo Zio Umberto era proprio deluso e iniziò a cercare erbe spontanee nella macchia mediterranea per i suoi condimenti: origano, rosmarino selvatico, timo... Tornava tardi ogni sera, dopo aver curato i suoi uliveti, frutteti e piantagioni di ortaggi tra San Foca e Borgagne e non si curava dell'orto.

Una mattina, però, lo Zio Umberto sentì un rumore strano provenire dal suo giardino: un gatto era caduto dal muretto tra i rami secchi dell'alloro e non riusciva a liberarsi. Quel gatto lanciava dei miagolii terrificanti, avrebbe svegliato tutto il vicinato se lo Zio Umberto non fosse uscito per liberarlo. Corse fuori con la vestaglia stretta sui fianchi e gli occhiali appannati dal fresco della brezza mattutina di aprile e s'infilò tra i rami per liberare il povero malcapitato: il gatto, non appena fra le sue braccia, gli leccò i baffi in segno di riconoscimento e, una volta a terra, iniziò a fargli le fusa attorcigliandosi tra le gambe del suo salvatore.

Lo Zio Umberto si chinò per accarezzarlo e... sorpresa! Quando si abbassò sulla testa felina si accorse che tutt'intorno era verde, un verde forte e profumato, un verde... menta! Già, menta!

Era proprio menta, un'enorma distesa di menta aveva soffocato tutto lo spazio intorno all'alloro e, malgrado l'assenza di cure dello Zio Umberto, nonostante la brutta stagione che l'aveva abbattuta, si era fatta strada grande e rigogliosa.

Una distesa di menta così estesa e profumata non si era mai vista.

Lo Zio Umberto si guardò intorno e si accorse che le piante erano belle alte, oltre che piene di foglie. Non sapeva se piangere o ridere, se disperarsi perchè la menta aveva infestato tutto- e minacciava di aggredire anche il giardino di compare Rafeli- o rallegrarsi perchè almeno una pianta si era salvata.

Rientrò in casa per ammirare dalla finestra l'inaspettato spettacolo, lasciando il gatto a sguazzare nella menta fresca. Certo fosse stato basilico avrebbe fatto camionate di pesto, fosse stato peperoncino avrebbe avuto pasta alla puttanesca o aglio e olio per tutta la comunità per cinque stagioni, fosse stato prezzemolo avrebbe irrorato tutte le cozze e i piatti di mare da San Cataldo a Santa Maria di Leuca...fosse, fosse, fosse... ma che fosse! Era menta e bisognava trovare il modo di renderla utile, senza pensarci troppo.

Accese la radio e partì, inaspettata, una cumbia di una certa Miki dedicata al mojito e... colpo di genio! Lo Zio Umberto guardò la menta con altri occhi e se la immagino galleggiare nel drink piu amato dell'estate, mischiata al ghiaccio pescato, allo zucchero di canna, al lime e al rhum migliore che potesse esserci sulle spiagge salentine. Immaginò già il sapore del superalcolico che, insieme alla fragoloska, era l'unico vizio che si concedeva di tanto nelle notti estive di balli e concerti.

Che emozione! La sua menta aveva un senso più grande del finire solo sulle verdure grigliate, era la regina del pestato che adorava, tante foglie da tritare o da usare per decorare il bicchiere.

Lo Zio Umberto non perse tempo, chiamò Michele e Francesco, i suoi amici barman, si fece spiegare come miscelare gli ingredienti, promettendo loro menta gratis per tutta la stagione e partì con l'ordine più grande che si sia mai visto per produrre mojito per tutta la bella stagione e anche per quella brutta, perchè gli amanti del mojito, lo Zio Umberto lo sa bene, lo berrebbero anche con le foglie gialle per strada o la neve sui tetti.

Lo zucchero di canna, i lime, l'acqua gassata e il rhum bianco riempirono i suoi magazzini, insieme alle confezioni di bicchieri cristal per le feste che immaginava di fare in ogni week end lo Zio più amato d'Italia. Non restava che provare a mescolare il tutto e bere in buona compagnia.

Chiamò Michele e Francesco- sperando che almeno uno dei due fosse libero- e chiese loro di raggiungerlo nei suoi magazzini per la prova del nove. Gli amici corsero entrambi incuriositi con un bel po' di ghiaccio già tritato per velocizzare l'operazione. Prepararono i bicchieri, aiutarono lo Zio Umberto a raccogliere le foglie di menta, tagliarono i lime e fecero sistemare allo Zio Umberto zucchero, soda, rhum e tutto il resto nelle giuste quantità. Lo Zio Umberto sporzionava tutto a dovere nei tre bicchieri, pestava, spremeva e girava il tutto con la cannuccia. Al termine, un rametto di menta per decorazione e via alla degustazione: Michele e Francesco non credevano alle loro papille! Quel mojito era il migliore che avessero mai assaggiato, forse il più buono di tutti i tempi, chissà cosa avrebbero pagato Francis Drake e Hemingway- primi estimatori della bevanda cubana- per assaggiarne un sorso!

Lo Zio Umberto buttò giù il suo mojito con avidità e, all'ultimo sorso, i suoi occhi brillarono del guizzo furbo che si accendeva ogni volta che aveva una buona idea e, con un po' di zucchero e lime ancora sui baffi e tanto rhum nel cervello, si tuffo nel suo tesoro di menta e cominciò a strapparne tanti rametti per fare ancora tanti mojitos da condividere, la sera, con gli amici che voleva subito chiamare per fare un festone.

Michele e Francesco, ridendo per quella scena insolita, appena lo Zio Umberto si tirò su per rimettersi all'opera con mortaio e lungo cucchiaino da cocktail, si offrirono di aiutarlo per la festa, a patto che nei giorni successivi fosse andato nei loro locali a promuovere il suo mojito.

Inutile dire che, tra una chiamata agli amici e una tritata di ghiaccio, in pochi minuti lo Zio Umberto aveva tirato su il Mojito party più stravagante e divertente della storia e, ancora oggi, se nel tacco d'Italia chiedete qual è la prima cosa a cui pensano sorseggiando un mojito, sicuramente vi risponderanno: il mitico Mojito party dello Zio Umberto!