STOP ALLA CORRIDA !!!

Ogni anno in Spagna vengono promosse più di 13.000 feste popolari in cui si celebrano corride. Si stima che i tori uccisi in questi eventi siano intorno ai 35 mila l’anno. Secondo un recente sondaggio, gli spagnoli contrari alla corrida rappresentano il 72%. Tra i giovani, 4 su 5 vorrebbero che fosse bandita. Non è dello stesso avviso il governo, che solo nel 2010 ha stanziato 571 milioni per sostenere il settore.

Il toro non è una belva feroce, ma un animale erbivoro, allevato in pascoli liberi fino all’età di 4 anni, per poi essere bruscamente trasferito nell’arena, ma il suo tragico calvario inizia molto prima: il trasporto degli animali può durare diversi giorni, senza cibo né acqua, sotto il sole cocente. Nelle ore precedenti la sua entrata nell’arena, il toro viene sottoposto a numerose torture: viene tenuto al buio e sottoposto a potenti purghe (a volte anche a droghe) per indebolire le sue forze, viene percosso sui reni con sacchi di sabbia. Gli vengono scorticate le punta delle corna per renderle più sensibili al dolore. Gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo e gli viene cosparsa vasellina negli occhi per annebbiargli la vista; nelle narici e nella gola gli viene infilata della stoffa per impedirgli di respirare regolarmente. Gli viene cosparso acido ustionante sulle zampe e gli vengono conficcati spilli nelle carni e nei testicoli per farlo agitare e contrastare la sua naturale mansuetudine.

Quando il toro arriva nell’arena non è altro che un animale terrorizzato che cerca disperatamente una via d’uscita. Tutto ciò è solo l’inizio di uno spettacolo che viene definito, da qualcuno, “folkloristico e di interesse culturale”. Ogni corrida si divide in tre parti. Durante il tercio de varas, la prima parte, il toro viene fatto entrare nell’arena dove lo aspettano i picadores che dall’alto di un cavallo conficcano una lancia nel collo del toro, dando il tempo al torero di valutarne la forza e i movimenti. Ciò provoca al toro un dolore molto intenso, una forte emorragia e una devastazione degli organi interni. I cavalli dei “picadores” sono anch’essi delle vittime: imbottiti di sedativi, con le corde vocali recise e muniti di paraocchi, vengono spinti verso il pericolo. Il materassino che dovrebbe proteggerli a volte non è sufficiente e il cavallo viene letteralmente sbudellato dalle cornate del toro, o riporta delle fratture durante le cadute. Senza ricevere delle cure adeguate, questi cavalli vengono inviati alla prossima corrida e raramente arrivano vivi al termine della stagione. Nella seconda fase, il tercio de banderillas, il toro viene provocato dai banderillos che lo infilzano con delle asticciole con arpioni di acciaio, le banderillas. Questi arpioni, conficcati nel collo del toro, servono ancor di più a strappargli i muscoli e i tendini del collo, costringendo l’animale ad abbassare la testa. Quando il toro, straziato e dissanguato (può perdere fino a 2 litri e mezzo di sangue), inizia a dare segni di cedimento, ha inizio la terza fase, il tercio de muleta. Il “matador” sventola il famoso drappo rosso, la muleta, di fronte al toro che tiene la testa bassa perché i muscoli del collo sono stati ormai danneggiati dai colpi precedenti. Contrariamente a quanto si pensa, il colore rosso della “muleta” non serve ad eccitare il toro (che come la maggior parte degli animali vede in bianco e nero) ma a mascherare gli schizzi di sangue che impressionerebbero il pubblico. A questo punto il torero sferza il colpo decisivo, che in teoria dovrebbe porre fine all’agonia dell’animale con un unico colpo di spada conficcata tra le scapole, fino al cuore. Ma questo non accade praticamente mai.

Questa non è cultura, non e tradizione, ma una vera e propria tortura

Diciamo basta a questo scempio, diciamo basta alla corrida!

LA TORTURA SPAGNOLA NON PUO’ ESSERE FINANZIATA CON 130 MILIONI DI EURO L’ANNO DI SOLDI APPARTENENTI A TUTTI I CITTADINI EUROPEI.


Fonte dal web Rispetto Animali